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Il ritorno degli umanoidi



Stonehenge è il centro della civiltà megalitica creata migliaia di anni fa da una primitiva stirpe di umanoidi, caratterizzata da forza fisica e potere mentale eccezionali. Un segno visibile li distingue sin dalla nascita, una spirale sul braccio sinistro o intorno all'ombelico - il motivo della spirale è il simbolo del sito irlandese di Newgrange. L'uomo sapiens-sapiens - il nostro antenato - era riuscito a sconfiggere gli umanoidi. Non sappiamo come, ma del resto la linea evolutiva è piena di inspiegabili vuoti, gli "anelli mancanti". Migliaia e migliaia di anni fa varie specie convivevano, l'uomo arcaico con l'uomo erectus e il neanderthal. Così come era apparsa la civiltà megalitica scomparve.
Ma eccoci al romanzo: alcuni umanoidi sono sopravvissuti fino ad oggi e pur dovendo mescolarsi a noi, sono riusciti a conservare e a tramandare i loro poteri, facendo anche proseliti. Sono organizzati in sette e compiono dei riti, per mantenere la loro forza, fra gli antichi megaliti. Stonehenge è il loro centro"spirituale". Proprio qui è prevista una "Conflagrazione energetica" il 22 giugno del 2000, durante il solstizio d'estate. Infatti l'orientamento dei megaliti è tale da assorbire tutta l'energia cosmica di quel giorno e restituirla spaventosamente moltiplicata.
Il segreto è custodito dagli umanoidi, che sperano così di recuperare completamente i loro poteri e annientarci.
Topolino saprà sventare la temuta apocalisse, proprio all'alba del Terzo Millennio? Topolino è aiutato da un investigatore privato e da un vecchio professore di archeologia. Tutto comincia alla Waterloo Station di Londra in un fresco pomeriggio di giugno, nel 2000.

TUTTO SI COMPIE IN SEI GIORNI. IL SETTIMO... PER FESTEGGIARE LO SCAMPATO PERICOLO
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STONEHENGE
Stonehenge è il più famoso monumento primitivo d'Europa. Un'impressionante esempio della civiltà dei grandi megaliti diffusasi migliaia di anni fa dall'Atlantico alla Spagna.
Il sito si trova nella piana di Salisbury, a due ore circa d'automobile da Londra, ed è ogni anno visitato da folle di turisti.
Non è ancora chiaro perché sorsero gli enormi complessi megalitici - circoli di pietre, con camere e corridoi sotterranei lunghi decine di metri ricoperti da tumuli di terra. Certamente erano luoghi funerari ma forse avevano scopi rituali e simbolici a noi ignoti.
Per spiegare Stonehenge, costruito in più riprese, si è fatto ricorso anche a teorie scientifiche: visto l'orientamento dei megaliti rispetto alla luna e al sole durante i solstizi, Stonehenge avrebbe potuto essere un primitivo osservatorio astronomico per predire le eclissi. Alcuni stodiosi ritenevano che le sue pietre avessero una funzione terapeutica; altri che fosse un luogo di culto druidico.
Quanti misteri e incertezze non solo su Stonehenge ma su tutta la civiltà megalitica: la stessa datazione di molti siti è ancora controversa. E molto probabilmente numerosi altri tumuli non sono stati ancora portati alla luce.
Da qui è nata questa storia fantastica, ma plausibile.



Il gioco delle perle di drago



Illustrazione di copertina di Eva Montanari

"Volete un consiglio spassionato?
Non entrate mai in un cimitero di notte. Neanche se la sfida è allettante. Se poi si tratta di un cimitero
di montagna, attenzione! Vi conviene girare alla larga, anche in pieno giorno, se non volete
che vi capiti quello che è capitato a me... "

Dall'introduzione di Antonio Faeti

...Penelope morde la vita come una pesca matura, affonda i denti nella polpa, la sente piena e sugosa. E allora mendicanti, clochard, centenarie bizzose, pittori affettuosi, persone gentili e uomini disgustosi, e poi fogne, alberghetti, metropolitane, stanzine, treni, giardinetti, tutto concorre a formare un universo composito, stralunato, imprevedibile, apprezzabile perfino quando se ne avverte la puzza e la lordura.
Non ci sono, infatti, incantamenti, fatine che trasformano zucche in carrozze, principesse timorose dei piselli: qui se un sapore fa schifo lo si dice, se una doccia è troppo infrequente se ne mettono bene in evidenza fli effetti, se qualcuno assume atteggiamenti ripugnanti viene descritto con cura feroce. Non si tratta di realismo, perchè il libro è pieno di sogni, di fantasie, di sobbalzi, di stranezze. È sempre a causa di quell'occhio adolescenziale che guarda dove, come, quando piace solo a lui. Penelope è già adatta a diventare un grande personaggio. Poichè mi sono innamorato di questo libro e l'ho letto con la stessa bramosia, con lo stesso sconsiderato piacere con cui divoravo i feuilleton, rivolgo a Penelope, ai cinesi, ai milanesi, ai parigini, ai mendicanti che popolano le sue pagine, un augurio di cuore: spero che Spielberg legga un giorno questo libro e ne faccia un film, spero che questo bellissimo itinerario adolescenziale, pieno di coraggio, di amore per la vita, di spirito di avventura, di lotta contro le convinzioni, trovi uno come lui, capace di narrarlo con le immagini. Di farlo nascere un'altra volta.

Robin dei boschi



copertina di Erika Rossi

* L’esperienza della scuola e l’esperienza della vita, quando s’intrecciano e si confrontano, nel racconto di un’adolescente.
* I valori dei giovani d’oggi, cosa pensano, cosa desiderano, cosa si aspettano. * I normali punti di vista, spesso stereotipati, vengono sconvolti da un’inattesa avventura.



Verena Redolfi e i suoi compagni della IV ginnasio, sezione B, stanno facendo gli ultimi preparativi, prima della partenza per l’Inghilterra. Quest’anno la gita scolastica è stata organizzata dalla prof. d’inglese, Giulia Brambilla, che convince ad accompagnarla Gino Cazzaniga, prof di latino/greco. Lei così attiva, lui così saccente e antiquato, a cominciare dai suoi cravattini. Verena vive con la nonna e il fratello Davide in una vecchia villa di un viale alberato a Milano. I genitori sono separati e risposati, quindi si ritrova con due padri e due madri che, per telefono, le fanno le ultime raccomandazione la sera della partenza. Ma il commento di Vereno è: patetiche! Per lei è patetico tutto ciò che riguarda la famiglia, la scuola, il mondo degli adulti. Perfino l’amore, che ritiene una perdita di tempo. Verena crede solo nella reincarnazione (lei è la reincarnazione di una ribelle irlandese e di un giovane indiano Lakota), nel destino per cui dovrà morire giovane e nella musica: vuole diventare una rock star. E nel suo portafortuna!
Appena arrivati in Inghilterra, i ragazzi vengono ospitati dalle famiglie del College di Exeter. A Verena toccano i Tyler. Padre e madre intellettuali e affettuosi, Dasy che assomiglia così tanto a Verena, e il fratello Robin. Robin fa parte degli eco-guerrieri, impegnati ad impedire la costruzione di una strada che comporterebbe la distruzione di un bosco. Durante una delle loro escursioni, guidati dai Tyler, Verena e i suoi compagni capiteranno nell’accampamento di Robin e degli eco-guerrieri, che vivono sugli alberi e sottoterra per fare resistenza pacifica contro la polizia, soprattutto i temibili corpi speciali degli ‘uomini neri’. A questo punto succede l’irreparabile - ma secondo il punto di vista dei ragazzi è la cosa più bella - i ragazzi fanno amicizia ed entrano a far parte degli eco-guerrieri, dormono anche loro sugli alberi o sottoterra, affrontano la polizia.
Verena più di tutti vive finalmente l’avventura che sognava. E anche i prof sono coinvolti da questo nuovo clima, a tal punto che Gino e Giulia finiranno anche in gattabuia. Ma scoppia anche l’amore. E ancora una volta Verena ne è presa più degli altri: anche per sfuggire alla polizia Robin la porta al mare, sulla costa del Devon nel luogo dove trascorreva le vacanze Jane Austen. E qui la bacia. E’ il primo bacio e non è per niente patetico anche se lei finge d’ignorarlo. Finisce la gita. I genitori vengono a riprendersi i ragazzi, tutti chi più chi meno contagiati dalla nuova esperienza. A Milano, nel liceo, la vita riprende come prima. Tutto è così monotono, stanco e patetico, per Verena. Ha scritto una lunga confessione a Robin ma l’ha buttata via. Si consola però con la musica, esibendosi con il complesso de “I Vampiri’ che ha appena formato.
Qualche giorno dopo la fine della scuola, suona il campanello alla porta di Verena e si presentano Robin e Dasy.
Verena ritrova subito la simpatia e forse qualcosa di più (un nuovo bacio) per Robin. Ma sembra che anche Dasy abbia fatto colpo su Davide...


"Il Bambino della valigia verde – ovvero La piccola fuga” di Patrizia Rossi, Edizione EL, 1999.
analisi di Cosimo Rodia
“Il Bambino della valigia verde – ovvero La piccola fuga” di Patrizia Rossi, è un romanzo d’avventura; di quelle avventure sempre sognate dai bambini e che Michi Molina, di undici anni, compie per tutti. E’ un romanzo d’avventura pura, alla feulletton, con grandi paradossi per gli adulti, ma che non lo sono per i bambini e per il loro modo di leggere la realtà. Michele Molina figlio unico vive spensierato a Milano; proprio il giorno del decimo compleanno i genitori gli comunicano che è in arrivo un fratellino. Michi non accetta l’idea; si deprime e nella sua mente escogita un piano di fuga come risposta alla frustrazione. Elabora il progetto, (pag. 11) “ riuscire a mantenere il segreto come il mio, a undici anni, è davvero difficile. Così la mattina seguente, quando Piero, scrutandomi in faccia, mi chiese a bruciapelo: - Che cavolo ti passa per la testa?! Sembri una ciabatta strappata da un mastino, - non ci misi molto a vuotare il sacco. Dopotutto era il mio più caro amico”. Pietro lo prende subito in parola e lo aiuta: può scappare ad Amsterdam presso Dan Dick, un amico conosciuto in vacanza e con cui è in rapporto epistolare via e mail. Non solo, pianifica pure il viaggio: Michi viaggerà in una valigia verde, che egli invierà all’amico Dan, facendo passare il contenuto per una raccolta di fumetti. In modo molto rapido, Pietro s’informa sul volo, simula l’impacchettamento di Michi e come un baleno incastra tutti i tasselli, giungendo ad un punto in cui tirarsi indietro diventa quasi impossibile se non a costo di cadere nella codardìa. E’ sottilmente psicologico il passo in cui i due bambini provano la valigia; Michi è dentro: “Fui preso dal panico. - Soffoco ... - gridai, battendo con tutte le mie forze contro il coperchio. - Calmati! Così la rompi prima ancora di partire ... - si arrabbiò Pietro aprendo. – Mio caro Michi, preparati. Dovrai starci un bel pezzo, chiuso qui dentro – L’avrei preso a schiaffi volentieri. Ormai mi stava scappando la voglia di .... Scappare”. Quando un progetto inizia a diventare realtà, nasce sempre il dubbio di volerlo veramente realizzare. Finito gli esami di quinta elementare e aiutato dalla zia Patti, una ragazza sui generis, Pietro invia la valigia con l’aereo. Michi affronta il viaggio al chiuso; non poche volte pensa di aver fatto male a fidarsi dell’amico! Una volta sbarcato, in aeroporto avviene uno scambio di valigia: quella in cui è nascosto Michi è presa da una banda di ladri di opere d’arti. La valigia dei ladri, invece, viene presa da Dan che l’aspettava, come stabilito, all’aeroporto con l’amico Erasmo, sui generis anch’egli: ha ventidue anni ma con la faccia da bambino e fa il musicista. Una volta giunto sulla casa galleggiante dove viveva con la nonna Fyn, Dan si accorgono che nella valigia è nascosta la celeberrima tela di Leonardo da Vinci: La Gioconda. Nel frattempo anche i ladri si accorgono dell’equivoco, imbavagliano Michi e cercano di rintracciare gli amici per recuperare l’importante valigia verde. Contestualmente anche Dan, la nonna Fyn ed Erasmo cercano la loro valigia, con dentro l’amico italiano. Fondamentale diventa la figura della nonna, sprint, dinamica, risolutiva e intraprendente. Dopo un breve conciliabolo Fyn decide che devono entrare in contatto con il mondo della malavita per chiedere lo scambio: “ – Dobbiamo cercare di organizzare uno scambio: il quadro per Michi. Poi si vedrà ... - Concluse decisa. Ma Dan comprese dal suo sguardo agguerrito che non sarebbe finita con un semplice scambio. Ed Erasmo cominciò a dubitare di conoscere bene la vecchia signora”. (p.41) In quest’ultimo periodo ci sono cenni che anticipano, senza che il lettore sia pienamente consapevole, un colpo di scena finale. Si decide che Erasmo faccia da gancio; essendo musicista chiede ad un amico di un locale notturno di spargere la voce che ha la valigia sparita e che alcuni stanno sicuramente cercando. La voce si diffonde e in poco tempo si stabilisce un contatto, si programma lo scambio che avviene regolarmente e finalmente Michi fa conoscenza di Dan, che è sul piano delle relazioni la fotocopia di Pietro, quindi c’è sintonia a prima vista. Michi viene portato sulla casa galleggiante e conosce Fyn. Nella narrazione c’è qua e là qualche pennellata velocissima del paesaggio. Michi rimane estasiato dalla casa, che altro non è che un battello galleggiante sull’acqua. Dopo i convenevoli Fyn chiede a Michi dei rapitori e dopo aver assunto una serie di informazioni, studia un piano d’attacco: sottrarre ai ladri la Gioconda, facendo sapere che una miliardaria si vuol introdurre nelle trattative e vincere la gara per l’acquisto, su un giapponese con cui c’erano già contatti. Quando il piano inizia a concretizzarsi, disorienta i giovani, i quali credono che la nonna sia una ladra; Dan (p.83) quasi la osteggia, ma l’azione va avanti con due colpi di scena: la nonna d’accordo con l’Interpol ha progettato il piano per recuperare la Gioconda; la Nonna in realtà è una miliardaria ritiratasi dopo la morte del figlio e della nuora, per crescere nella semplicità e con sani principi il piccolo Dan. Risolto il caso davanti ai giornalisti Michi, tra gli onori, sente la nostalgia della sua famiglia e la saluta; subito dopo telefona alla sua mamma e papà e comunica loro l’orario del suo volo di ritorno. E i genitori troppo felici per il ritrovamento del figlio, non fanno domande. Quindi quando giunge in aeroporto è un tripudio: (pag. 100) “Papà ha preso la valigia verde e Pietro mi ha fatto l’occhiolino. Io allora ho mollato un buffetto a quell’essere mostruoso che mi guardava dalla carrozzina, con la stessa vaga espressione ebete della Gioconda. E ho mormorato fra i denti la parola “pace”. A proposito, sembra che sulla parete della stanza di Erasmo, nella casa galleggiante, sia appeso un nuovo quadro”. Michi ha accettato la nascita della sorellina, anche se deve passare ancora dell’acqua sotto il ponte. Un’avventura, un sogno che i bambini vorrebbero fare per risolvere i propri problemi: scappare; tra l’altro è un atteggiamento tipico: verrà il tempo per affrontare di petto le difficoltà! Le caratteristiche importanti di questo libro fresco e leggero, da non vietare proprio per l’impossibilità che possa essere emulato, sono i protagonisti tutti ragazzini; e anche se dopo la metà del racconto, la protagonista diventa la nonna, i bambini rimangono a fianco su un piano parallelo e ne sono coprotagonisti; sono capaci di azione propria e la determinano con la propria volontà. Michi con le sue avventure e le sue peripezie è certamente un eroe in cui immedesimarsi (standosene seduti!). Un altro carattere del racconto è l’avventura fantastica, i cui fatti sono costruiti dalla fantasia e ricevono senso da essa senza richiamarsi in senso stretto alla realtà. Ancora, tipici e avvincenti sono i personaggi, quasi tutti sui generis, che ben richiamano l’interesse del bambino; eccentrica è la nonna; lo è Erasmo; lo è Patti ...; come fantastiche (anche se vere) sono le case galleggianti lungo i canali navigabili, che creano inevitabilmente atmosfere magiche e fiabesche, per la provvisorietà, la piccolezza, il contatto diretto con la natura. Essenziale è ancora l’umorismo che spunta dalla narrazione: emblematico, nella fattispecie, è proprio la nonna Fyn Alla fine troviamo aspetti minimi verosimili, avvinghiati e ballonzolati nella fantasia. Importante, infine, è lo stile dell’autrice, che ha proceduto in maniera rapida nella narrazione sia dei fatti che delle persone. E il cambio sia del tempo narrativo che dello spazio è fatto con una rapidità che rende la narrazione un piccolo mulinello che ti porta giù senza accorgertene. Anche se qualcuno vuol esprimere qualche riserva sull’idea della fuga, non ha tempo di pensare, perché la narrazione corre e ti conduce in Olanda, tra i suoi canali, fra falsari e malavitosi, nelle vicende inverosimili di un bambino che vive una storia incredibile, quanto impossibile.
Cosimo Rodia